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Last Update:
12/11/2019

 

Raduno: CENA DI NATALE 2019 - ALLA SCOPERTA DELLA CAPITALE DEL SUD: NAPOLI

Presentazione
Presentation
Programma
Program
Prezzi e condizioni
Costs and conditions
Partecipanti
Participants
Iscrizione
Registration


 

PRESENTAZIONE
"Cena di Natale - Alla Scoperta della Capitale del Sud  "
Napoli 5/8 Dicembre 2019

di Alessandro Nunziata e Nicola Iarossi

Potete scaricare/stampare una versione pdf della presentazione  




RACCOMANDAZIONE: PORTARE SCARPE COMODE


GIOVEDI' 5 DICEMBRE 2019 – LA NAPOLI SERALE

Riuniti tutti gli Amici presenti presso l’hotel    MEDITERRANEO  



ci incamminiamo verso i caratteristici Quartieri Spagnoli, per cenare presso la tipica osteria  TOLEDO ,
tuffandoci subito in una realtà particolare, per sentire Napoli immediatamente nostra!


 
Senza far tardi, potremo, al completamento della cena, passeggiare per le strade di una
Napoli serale sempre magica, non caotica, dai colori sgargianti e dai tratti visivi emozionanti.

 
Quindi torniamo in albergo per il meritato riposo…



VENERDI'  6 DICEMBRE 2019 – LA NAPOLI STORICA


Di buona lena, dopo la colazione, ci tuffiamo nella visita della città !
Le guide ci accompagneranno lungo l’intero percorso, rendendo chiaro e
di facile comprensione tutto il mondo che ci circonda…

Entriamo nel cuore di Napoli, attraversando Via Monteoliveto, la strada immediatamente
a ridosso del Centro Storico e che percorriamo nella sua interezza.


 

 Spaccanapoli è la Napoli più antica e suggestiva. Il ventre della città. Il grande museo aperto, patrimonio dell’Unesco.
Punto di partenza di questo itinerario è la Piazza del Gesù Nuovo, che si apre scenografica e monumentale.


 

 Al centro, svetta la guglia con l’Immacolata,
 trasposizione in pietra delle macchine da festa barocche.
 La chiesa omonima sorge sull’area del quattrocentesco
 Palazzo Sanseverino, acquisito dai Gesuiti
 e trasformato tra il 1584 ed il 1601.

 La facciata conserva il tipico bugnato a punta di diamante,
 al centro si innesta il portale barocco che ingloba
 quello cinquecentesco di marmo bianco.
 


A piazza del Gesù Nuovo inizia dunque Spaccanapoli, il lungo rettilineo che taglia come una spada,
da est ad ovest, la città. Siamo nel cuore della Napoli greco-romana ed il tessuto urbano è una perfetta
geometria di vicoli e strade che si intersecano. I tre decumani incrociano i cardini e disegnano una
maglia ortogonale che si è conservata intatta nei secoli. 
 




 L’unicità di Napoli, e di questa parte della città in particolar modo,
 è proprio la stratificazione di stili, epoche e culture diverse
 che spesso convivono in un mix di suggestioni.
 Un esempio è il  COMPLESSO DI SANTA CHIARA .

 

 

 La fondazione risale all’inizio del Trecento, sotto il regno di
 Roberto I d’Angiò, come ben evidenziano gli interni della
 chiesa in puro stile gotico-angioino. Si accede al cortile
 della chiesa attraverso un imponente portale trecentesco;
 sulla sinistra, il campanile conserva alla base le originarie
 forme gotiche così come l’interno della basilica, che fu
 interamente restaurata dopo il rovinoso incendio ed i
 bombardamenti del 1943. Sulla navata unica si affacciano
 dieci cappelle per lato. Di grande valore storico è
 il Coro delle Monache, dal quale –poi- si accede 
 al fantastico Chiostro Maiolicato delle Clarisse.

Inondato di riggiole maiolicate dai toni del blu e del giallo e del verde, con raffigurazioni di scene agresti e marine che sembrano creare un tutt’uno con i tralci di vite e con i limoni del pergolato.
Usciti dal complesso monastico, sempre con le nostre guide ad illustrare le meraviglie del Centro Storico, 
 

attraversando una strada ricca di negozi e palazzi storici, arriviamo a Piazza San Domenico Maggiore,
che si apre con, al centro, la guglia barocca di San Domenico, la basilica ed i palazzi quattrocenteschi e cinquecenteschi.
 


 nascosta in una viuzza laterale alla piazza,
 c’è la piccola  
CAPPELLA DEI SANSEVERO ,
 famosa per il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino
 e le alchimie del principe Raimondo di Sangro.

 

 

 
 Figura leggendaria e misteriosa quella di Raimondo di Sangro,
 principe di Sansevero:letterato, scienziato, inventore ed alchimista,
 massone e geniale sperimentatore di ingegneria
 e medicina, si occupò nel Settecento del restauro della
 Cappella di famiglia.

Al centro dell’ambiente interno, riccamente decorato, si trova la meravigliosa statua del Cristo Velato.
Nell’incredibile somiglianza dell’aderenza del sudario al corpo, al volto ed alle narici, si manifesta tutta la grandezza dell’opera, raffigurazione emozionante dell’ultimo respiro esalato e della sofferenza di Cristo
.

 


  Ai lati, le statue della Pudicizia velata e del Disinganno.
 Si accede, quindi, ai suggestivi ambienti della cripta dove
 sono esposte le due famose macchine anatomiche di un uomo
 e di una donna, in cui evidenti sono il sistema arterioso e venoso.
 Le due figure nel tempo hanno alimentato fantasia e leggende
 sulla misteriosa figura del principe.





 Continuando a passeggiare per il Centro Storico,
 ci tuffiamo in  via dei Tribunali , con le guide che ci illustrano
 l’imponenza dei palazzi e delle chiese posti lungo la strada,
 arriviamo alla meritata sosta per il pranzo.





 Ci fermiamo alla caratteristica pizzeria 
 DAL PRESIDENTE, per assaporare la genuina
 pizza napoletana in un ambiente… molto caratteristico!


                              




 La passeggiata riprende attraversando
SAN GREGORIO ARMENO, la caratteristica via dei presepi .

 


Chiamata così per la chiesa omonima, è senza dubbio uno degli scorci più pittoreschi della città:
il campanile della chiesa appare come sospeso sopra un arco a cavallo della strada.
Su entrambi i lati di questa strada stretta ed antica si aprono le botteghe artigiane, che animano
uno dei mercati più caratteristici al mondo: pastori e presepi di ogni genere e dimensione.
Dai cosiddetti moschilli (i pastori da 1 o 2 cm) ai grandi pastori in terracotta, anima di ferro e
paglia alla maniera del XVIII secolo, con abiti in seta di San Leucio. D’obbligo una sosta da Ferrigno,
dove la fantasia non conosce limiti nella realizzazione di pastori ispirati al mondo ed alla cronaca contemporanea.

Pochi passi e si arriva al DUOMO , illustrato dalle nostre simpatiche guide.
 

       

 

  
Sorto in epoca angioina, il più importante edificio sacro napoletano è stato varie volte
ristrutturato nel corso dei secoli. La facciata, infatti, è del tardo Ottocento, anche se conserva
il portale del 1407, con sculture di Tino da Camaino. All’interno, nelle navate principali, trionfa
l’arte barocca (da ammirare il fonte battesimale seicentesco, con vasca di antico basalto egiziano);
l’originario aspetto gotico sopravvive invece nella Cappella Minutolo, citata anche nel “Decamerone”.

Della prima metà del Seicento è la sontuosa Cappella del Tesoro di San Gennaro, che custodisce
le reliquie del Santo Patrono di Napoli .

Il cancello bronzeo su disegno di Cosimo Fanzago, l’altare in porfido progettato da Francesco Solimena,
lo splendore delle decorazioni, le grandi pitture ad olio su rame tra le quali spicca quella dello
spagnolo Ribera raffigurante San Gennaro illeso nella fornace di Nola, le cinquantuno statue di
santi in argento, testimoniano la magnificenza del Barocco napoletano.

All’interno del Duomo è possibile visitare anche i resti della Cappella di Santa Restituta,
basilica paleocristiana del IV secolo con il più antico battistero paleocristiano occidentale (409 d.C.).

Al termine della visita, ci tuffiamo nuovamente nei vicoli partenopei alla volta dell’albergo,
attraversando il Decumano dalla caratteristica Via San Biagio dei Librai, prosecuzione
naturale di Spaccanapoli.

Rientrati in albergo, dopo un po’ di meritato riposo, ci spostiamo nella vicina BACCALARIA ,
tipica osteria partenopea, tuffandoci subito in una realtà cibaria particolare, sfiziosa ed innovativa.
  












   Quindi in albergo per il necessario riposo!


 


SABATO 7 DICEMBRE – LA NAPOLI POPOLARE e COLLINARE


Riposati e colazionati, ci mettiamo in marcia e ci incamminiamo per la centralissima Via Toledo.
Entriamo nella lina “1” della metropolitana, nella famosa stazione omonima, per la visita guidata.

La stazione della metropolitana “TOLEDO”, progettata dall’architetto catalano Oscar Tusquets Blanca,
inaugurata nel 2012 lungo la linea 1, definita dal quotidiano britannico Daily Telegraph e da
un’autorevole classifica della Cnn come “la più bella d’Europa”, è divenuta, in breve tempo,
una vera e propria meta turistica, aggiudicandosi nel 2013 l’Emirates Leaf International Award
come Public building of the year e in seguito il premio ITA – International Tunnelling Association,
ovvero l’Oscar delle opere in sotterraneo.

 

                     
Incanta con la sua spettacolare scenografia, pensata sui toni del blu, del nero e dell’ocra
(mare, terra, tufo), con riferimenti al paesaggio e all’architettura locali, procedendo per diversi
livelli d’immersione e giocando con la rifrangenza luminosa, con mosaici di William Kentridge
che fanno riferimento ai miti mediterranei, al Vesuvio e all’iconografia napoletana, e light boxes
con pannelli lenticolari di Bob Wilson che riproducono le onde del mare, una grande riproduzione
del lavoro in galleria dell’artista Achille Cevoli.

 

                     
La stazione, profonda quasi 50 metri, con un volume di 43.000 metri cubi, contiene notevoli
testimonianze del passato dell’antica città, emerse durante i lavori di scavo: dal primo suolo
arato del Paleolitico (attualmente il calco si trova presso il Museo Nazionale), fino alle murazioni
di epoca aragonese, restaurate e integrate nelle finiture di stazione. Si sa, la metropolitana,
in qualsiasi parte del mondo si trovi, è da sempre legata all’arte e al design, attraendo artisti
da tutto il pianeta che in questo luogo, chiuso e in un certo senso “protetto”, danno spazio alla
loro creatività, legale o illegale, cimentandosi con una street art realizzata nel buio della notte,
lontano da occhi indiscreti.

                        
La stazione di Toledo va ben oltre, essendo un esempio di museo decentrato che offre una
fruizione dinamica delle creazioni degli artisti, dando ai cittadini la possibilità di viaggiare lungo
un itinerario artistico aperto. Oltre al suo valore artistico, la stazione è stata spesso premiata
per la tecnologia innovativa utilizzata nella realizzazione dello scavo e per la riqualificazione
del territorio che ha comportato l’apertura della fermata, situata nella zona storica dei Quartieri Spagnoli.
La pedonalizzazione della zona circostante, nuove aree verdi, il posizionamento della statua
equestre intitolata “Il cavaliere di Toledo” di William Kentridge, sono solo alcuni dei benefici
apportati alla fermata della linea “1”.

Saliamo sui treni e ci dirigiamo verso la stazione MATERDEI , porta di ingresso del quartiere popolare
della SANITA’, anche questa nostra meta con visita guidata.
La stazione di Materdei è stata disegnata dall'Atelier Mendini ed è un trionfo di colori e di temi
marini, e, oltre a rendere più accessibile una zona di Napoli precedentemente un po' esclusa
dalla vita della città, la riqualifica e la rende più vivibile.

Gli accessi si trovano in piazza Scipione Ammirato e dintorni, al centro di un rione costruito ai primi
del Novecento, architettonicamente interessante, ma danneggiato dall'incuria e dalle scarse
vie di comunicazione. L'area è stata ora completamente pedonalizzata, e arricchita con verde,
arredo urbano ed elementi architettonici d'avanguardia: mosaici, installazioni di ceramica, lampioni.
Nel mezzo, si erge la guglia di acciaio e vetri colorati, elemento di distinzione dell'Atelier Mendini, e
che dà luce al piano mezzanino.
 

 

L'isola pedonale di via Marsicano, con le decorazioni di Luigi Serafini
L'ambiente di accesso alla stazione è ampio e luminoso: mosaici verdi ricoprono tutte le pareti,
mentre immagini marine sono il tema dei mosaici di Sandro Chia, che rivestono l'interno della guglia;
un'unica rampa di scale mobili conduce al piano dei binari, sovrastata da altorilievi di Luigi Ontani
con temi tipici della cultura partenopea.
 
  Mosaici all'interno della guglia, opera di Sandro Chia
 
 L'altorilievo di Luigi Ontani sulla scala principale
 
 La lunga scala mobile che porta al piano dei binari, 25 metri sottoterra
 Al piano dei binari, i pannelli policromi di Sol Lewitt impongono un'esplosione
 di colori, che culminano nell'installazione tridimensionale in fondo al corridoio centrale.
 
 Il corridoio con i pannelli colorati di Sol Lewitt
 

 Gli aculei colorati di Sol Lewitt



Sulle banchine, diverse serie di colorate serigrafie (opera di artisti vari: Mathelda Balatresi,
Anna Gili, Stefano Giovannoni, Robert Gliglorov,Denis Santachiara, Innocente e George Sowden)
accolgono il passeggero alla discesa dal treno.

Dopo una breve camminata, arriviamo al CIMITERO DELLE FONTANELLE , per la visita guidata. 


 

Affascinante e macabro, è un ossario scavato in una gigantesca grotta di tufo. Migliaia di teschi,
appartenuti alle vittime delle epidemie che dal Seicento all’Ottocento hanno colpito la città, sono
ora allineati ora accumulati in lunghe gallerie sotteranee, alimentando superstizioni e leggende popolari.

Tramutato di fatto in un cimitero, questo vasto ossario cominciò ad attirare molti fedeli che
giungevano per rendere omaggio ai defunti. Inoltre radunare gli scheletri provenienti da diversi cimiteri,
senza fare caso alla classe sociale o alla provenienza, aumentò il senso popolare che vede la
morte paragonata a una livella, ovvero a una condizione che, indipendentemente da chi tu sia,
prima o poi tende a portare le persone ad un livello di uguaglianza.

La forte componente superstiziosa della cultura locale ha pian piano portato a credere che le
capuzzelle, ovvero i teschi dei defunti, potessero portare del bene alla persona che se ne fosse
presa cura. È così che iniziò il rito delle anime pezzentelle, ovvero la pratica di scegliere e prendersi
cura di un teschio affinché il defunto potesse, per riconoscenza, fare del bene alla persona o alla
famiglia che se ne occupava.

Si potrà così capire il rapporto che i napoletani hanno con la religione, la morte, i defunti,
il destino, il lotto, la fortuna!

Dopo una visione che avrà lasciato un misto unico di sensazioni, rientriamo in metropolitana
alla volta del quartiere VOMERO.

Pranziamo alla TRATTORIA VANVITELLI: il famoso cuoppo ed una pizza fritta, cibi tipici partenopei!


   

Una passeggiata digestiva ci accompagnerà alla CERTOSA DI SAN MARTINO e CASTEL SANT’ELMO       
     
 
La CERTOSA DI SAN MARTINO sorge nello scenario incantato e sognante del belvedere di San Martino.
E’ uno dei luoghi più amati dai napoletani che salgono quassù per abbracciare in un solo lo sguardo Napoli
e l’intero golfo. Questa meravigliosa struttura venne costruita da Tino di Camaino e Attanasio Primario
secondo i canoni architettonici dell’Ordine dei certosini. Dell’opera originaria restano solo gli splendidi e suggestivi sotterranei gotici poiché la Certosa, tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Settecento, subì un
cambiamento molto profondo.



Nell’ampio cortile si vede immediatamente la facciata esterna della chiesa, una specie di scrigno
della pittura e della scultura napoletana del Seicento e Settecento. Le cappelle, ai lati della navata,
sono ricoperte da splendide tarsie marmoree, particolarmente preziose nella cappella ad opera di
Cosimo Fanzago, dedicata a San Bruno, promotore dell’Ordine certosino.

La volta, che mantiene intatta la sua struttura originaria trecentesca, venne dipinta da
Giovanni Lanfranco (1637-40) che rese magnificamente l’Ascensione di Cristo in un tripudio di luce dorata.
Nel 1754 nella cappella di San Martino, Giuseppe Sanmartino realizza la Fortezza, la Carità e i
quattro gruppi di cherubini, che rappresentano, con tutto il loro splendore, le rare qualità di un maestro
d’eccezione. Una vivace balaustra di marmo, pietre preziose e bronzo dorato del 1761
precede la zona del presbiterio. L’altare maggiore del 1705, mai portato a termine in modo definitivo,
è in legno dorato e dipinto proprio come se fosse marmo. Nel coro, le grandi tele alle pareti sono dei
più importanti artisti del XVI secolo: Guido Reni, Jusepe de Ribera, Battistello Caracciolo e Massimo Stanzione.

Gli armadi in noce ( 1587-1600) della sagrestia monumentale sono rivestiti di tarsie lignee ad opera
di artisti fiamminghi e napoletani. La Cappella del Tesoro ha in sé veri e propri capolavori come la
Pietà di Ribera (1637) sull’altare, e nella volta il Trionfo di Giuditta di Luca Giordano (1704).

La Certosa di San Martino ha due chiostri: il Chiostro Grande e quello dei Procuratori.
Il Chiostro Grande fu realizzato sullo stesso impianto di quello trecentesco.

Le celle dei monaci certosini, disposte intorno al chiostro, godevano di una spettacolare
vista sul Golfo di Napoli. Integrato nel chiostro c’è il cimitero dei Certosini con la balaustra barocca
decorata con teschi ed ossa.

Il Chiostro dei Procuratori è contornato da arcate in piperno e marmo bianco, con centro un pozzo decorato.
Sulle pareti del chiostro sono state collocate epigrafi storiche, sculture e stemmi asportati da palazzi
e strade di Napoli durante il periodo del Risanamento.


La Certosa di San Martino è anche un importante museo della storia artistica della città.
La sezione più visitata è sicuramente quella presepiale con la celebre collezione del Cuciniello:
allestito nel 1879, è composta da statuine tardosettecentesche realizzate dai grandi maestri.

CASTEL SANT’ELMO, con il suo inconfondibile profilo a stella, domina l’intera collina: lo sguardo
spazia su tutto il golfo e sui tetti di Napoli. Voluto nel 1329 da Roberto D’Angiò, venne costruito
scavando il costone tufaceo; la pianta stellare si allunga in sei punte bastionate circondate da ampi fossati.

Terminato nel 1343, già nel 1348 sostenne il primo di una lunga serie di assedi.
Nel 1587 un fulmine caduto sulla polveriera fece saltare in aria una gran parte del complesso, che fu
quindi ricostruito. Gli interni conservano le gallerie e gli ambienti scavati nel tufo originario, illuminati
da profonde feritoie che incorniciano scorci mozzafiato sulla città.

Salendo salendo, si arriva sino agli spalti de cui si gode la più ampia vista su Napoli.
L’impianto urbanistico della citta si riconosce perfettamente:  Spaccanapoli, la zona del porto,
Chiaia, Posillipo e oltre, in un panorama che abbraccia l’intero golfo.

   

Inforchiamo di nuovo… le nostre gambe (!) ed arriviamo alla vicina FUNICOLARE CENTRALE  ,
che ci accompagnerà a Via Toledo e, da qui, al nostro vicinissimo albergo, per prepararci alla CENA DI NATALE.

 


DOMENICA 8 DICEMBRE – LA NAPOLI MONUMENTALE e PANORAMICA



L’ultimo giorno di visita della città.
All’uscita dall’albergo aspettano gli autobus per portarci ad ammirare i luoghi panoramici di Napoli:
Posillipo, il golfo, le isole…
   
      
 
Il tempo per fare foto, emozionarsi, abbracciare chi è vicino, vedere quanto è bella Napoli e poi…
rientriamo in centro per la NAPOLI MONUMENTALE.

Prima di queste ulteriori scoperte, il caffè del famoso GRAN CAFFE’ GAMBRINUS
ed una sfogliatella ci riconcilieranno con il mondo!

  
                     
Ed ecco che conosciamo la PIAZZA DEL PLEBISCITO, la GALLERIA UMBERTO,
il TEATRO DI SAN CARLO ed il MASCHIO ANGIOINO,

Le guide ci faranno conoscere tutto di questi luoghi, in un contesto davvero unico.



  PIAZZA DEL PLEBISCITO
  è proprio a due passi:
 l’agorà della città contemporanea, ombelico di Napoli,
 proscenio antico e moderno.
 Immensa e monumentale, è delimitata da una parte dal
 Palazzo Reale, dall’altra dalla Ottocentesca Basilica
 di San Francesco di Paola, con il colonnato semi ellittico
 in stile neoclassico.
 Ai lati ci sono Palazzo Salerno ed il Palazzo della Prefettura.
 Al centro, le due statue equestri di Antonio Canova raffiguranti
 Carlo III di Borbone e Ferdinando I.
   

  


 La GALLERIA UMBERTO I   si distingue per l’architettura
 rinascimentale, tipica della fine dell’Ottocento.
 E’ un luogo di grande effetto, con abbondanti decorazioni
 in stucco di portici e pareti.
 La pianta a croce presenta al centro una cupola semisferica
 alta 56 metri, che poggia su un anello metallico decorato
 con motivi a stella. I quattro bracci hanno dimensioni diverse
 e sono coperti di volte a botte la cui ossatura di ferro
 sostiene la copertura di lastre di vetro temperato.
   
 
 

Il TEATRO DI SAN CARLO , posto di fronte alla Galleria Umberto I, fu fatto costruire da
Carlo I di Borbone nel 1737. Devastato da un incendio nel 1816, fu rifatto da Antonio Niccolini in
forme neoclassiche. Qui Rossini e Donizetti diressero le prime assolute delle loro opere più celebri.
La sala offre un’acustica perfetta ed accoglie 1380 spettatori distribuiti su 184 palchi, oltre al palco reale.    
   

   

Infine, all’ombra della collina del Vomero, Piazza Municipio si apre scenografica sul mare.
Nata nell’Ottocento come estensione dello spazio antistante il CASTEL NUOVO ,
oggi è il cuore della vita amministrativa della città ed oggetto di un profondo restauro e
ripensamento, grazie alla Metropolitana ed agli scavi archeologici in corso.

Domina la scena il già detto Castel Nuovo: edificato nel 1284 per volere di Carlo D’Angiò,
vi si accede attraverso il quattrocentesco Arco di Trionfo che celebra Alfonso D’Aragona.

Da noi napoletani è chiamato il Maschio Angioino.
All’esterno si può sbirciare tra gli scavi ed i resti dell’antico porto romano.   
 



Quindi, con gli autobus verso la stazione ferroviaria, giusto in tempo per salire sul treno che accompagnerà
ognuno di noi a casa, per festeggiare alla grande un Natale dal sapore Napoletano!!!

Il programma potrebbe subire variazioni di percorso.